L'operazione Kakà può partire

Operazione-Kakà. Il Milan si appresta ad attivarla nel momento in cui sarà il diretto interessato a dare il «via» ufficiale. La «benedizione» di Gattuso ha confermato il sospetto che era stato palli­damente accarezzato già in precedenza. Kakà, che si sente sempre più un corpo estraneo nel Real Madrid, vuole tornare al Milan dove verrebbe rigenerato nello spirito dalla gioia di essere di nuovo a casa e nel corpo dal capo dei preparatori atletici Daniele Tognaccini e dal suo staff.

Ma per favorire questo clamo­roso colpo di mercato bisogna far coin­cidere diverse situazioni, soprattutto di carattere economico. Innanzitutto il Re­al Madrid dovrà concedere il prestito gratuito (per un anno) e, comunque, Ka­kà dovrà a sua volta rinuciare a una di­screta «fetta» del suo impressionante in­gaggio, 12 milioni di euro netti a stagio­ne garantiti ancora per 4 anni. Così co­me del resto fece Shevchenko quando ritornò (2008-2009) al Milan, auto-ridu­cendosi l’ingaggio (era di 6 milioni net­ti quello percepito dal Chelsea) del 30 per cento poter ritentare la fortuna con il Milan che nell’estate 2006 incassò 51 milioni di euro dalla sua cessione al club inglese.

Quest’ultima opzione dovrà essere accettata, anche se non molto vo­lentieri, dall’ingegner Bosco Leite, papà­manager di Kakà, che già un paio di mesi fa aveva iniziato a frequentare, più assi­duamente del solito, la sede di via Turati per relazionare Galliani su quanto stava accadendo a Madrid. Ma, anche di recen­te, il padre di Kakà non aveva alcuna in­tenzione di scontare nemmeno un euro al Milan, anche con il Real disposto a ricono­scere il prestito gratuito per un anno.